come (non) essere adolescenti

commento sentimentale alle prime due stagioni di euphoria



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Go back home baby

tra una settimana (è il 7 aprile mentre scrivo) uscirà la nuova stagione di euphoria. sono emozionata al pensiero di poterla vedere, dal momento che le prime due stagioni mi sono piaciute moltissimo. ho visto il trailer su hbo max non appena è uscito e ho pensato che fosse appropriato che il tempo della serie segua il tempo della vita reale. dopotutto gli attori sono tutti miei coetanei, quindi è ora che vengano presentati come giovani adulti. eppure, è subito evidente che l’uscita dall’adolescenza non ha avuto come riflesso quello di un miglioramento sostanziale delle loro problematiche. non posso ancora dare un giudizio globale sul prodotto finito- lo devo ancora vedere, quindi parlerò diffusamente delle cose che più mi hanno colpito delle stagioni precedenti.







s3sso, drog@, alc00l e violenz@

gli adolescenti protagonisti della serie tv sperimentano i riti di passaggio classici della vita umana nella maniera più estrema possibile. questo mi ha colpito fin da subito: ogni volta che guardavo una scena spinta o particolarmente violenta, pensavo: “cavolo, ma queste cose io non le ho mai fatte”. l’iniziazione alla vita sessuale è imprescindibile per ogni personaggio e ne definisce il ruolo sociale tra pari. anzi, già all’inizio della prima stagione quasi tutti i personaggi hanno già perso la verginità- e hanno tra i 15 e i 18 anni. il personaggio di kat, che non sarà presente nella stagione 3, è definito proprio dalla sua scoperta del sesso: la sua prima esperienza sessuale le permette di passare da ragazzina insicura del proprio corpo a dominatrice sicura di sé. il tema sessuale permea tutta la serie in ogni suo aspetto e se ne parla in maniera aperta ed esplicita. nemmeno la sceneggiatura lascia qualcosa all’immaginazione: ogni scena intima è ripresa nella sua completezza, come se noi spettatori fossimo insieme ai personaggi nella stanza. l’effetto è quello di provocare disagio e curiosità e di riflettere sul disagio e sulla curiosità che proviamo. ciò vale anche per tutti gli altri aspetti della serie, ma ci torno dopo.



il sesso va di pari passo con il consumo di sostanze stupefacenti, altrettanto presenti nella serie, e forse ancora più determinanti per il destino dei protagonisti. la protagonista del dramma, rue, è una ragazzina, ora donna, in eterna lotta contro la dipendenza da droghe. fin da subito ci è chiaro che i motivi che la spingono a farne uso sono molteplici e complessi; addirittura più la serie prosegue, più l’abuso autodistruttivo che la ragazza fa di droghe anche pesantissime pare giustificato. il suo è il caso estremo, ma in realtà quasi tutti gli altri personaggi indulgono a droghe e alcool con naturalezza, come se fosse parte del paradigma sociale atteso, soprattutto in occasione di feste o eventi speciali (molto presenti nella serie). aggiungo che purtroppo la vita imita l’arte, nel senso che l’interprete di uno dei personaggi principali della serie, perché molto legato a rue e, nella stagione 2, a lexi, ossia angus clooud (fezco), è deceduto proprio per overdose tre anni or sono. scoprirlo è stato per me come una triste epifania: se all’inizio mi sono scandalizzata per la crudità e il realismo della seria, poi ho dovuto ammettere che essa tocca con mano la vita, che per sua definizione è cruda e reale.



infine, la violenza. si potrebbe dire che questa tematica abbracci tutte le altre e sia la tavola bianca su cui è scritta tutta la serie. la scoperta della vita è dolorosa, a volte per sbaglio, a volte per intenzione. in euphoria vengono mostrati tutti gli scenari nelle varie sfumature. sto pensando alla scena dell’incontro sessuale tra jules e il padre di nate, che si configura come una violenza fatta e finita, anche se la ragazza (minorenne) è consenziente. sto pensando ai problemi di gestione della rabbia di nate stesso, provocati da un’insicurezza profonda e dal tormento di essere a conoscenza dei segreti oscuri del padre. sto pensando al mondo di traffico della droga, di cui viene presentata una fetta sufficiente per far capire quanto sia intriso di sangue e di vendetta. la violenza incapsula ogni singola esperienza dei personaggi e rende il trauma un passaggio obbligato per approdare con fatica all’età adulta, che non tutti raggiungono.



tra bisogno di eccesso e desiderio di purezza

guardando euphoria, in certi punti ho avuto l'impressione che ci siano molteplici chiavi di lettura della storia dei protagonisti. una che più di tutte mi ha convinto è la tensione estrema tra (auto)distruzione e innocenza. da una parte, i ragazzi compiono una serie di azioni nefande senza quasi pensare alle conseguenze. ma sì, una, due, dieci pasticche: che male mai faranno? perché non fare sesso con uno sconosciuto o poco più? sono arrabbiato e ho bisogno di sfogarmi, quindi tirerò un pugno al muro, a chi mi ha fatto arrabbiare, a mio padre.



rue più di tutti è il personaggio che più si spinge all'eccesso, arrivando a rischiare la vita più volte, pur di raggiungere lo stato di abbandono e oblio offerto dalle droghe. la ragazza è disposta a tutto pur di consumare una dose: mentire, nascondere, tradire, negare, rubare, scappare. una delle scene che mi ha colpito di più è stata quella in cui lei aggredisce la madre, che ha nascosto la borsa con dentro la droga che rue avrebbe dovuto vendere per una pericoloso trafficante del luogo, convinta in tal modo di avere denaro a sufficienza per consumarla a sua volta. è stato davvero straziante vedere la trasformazione quasi carnale di rue dall'apparente tranquillità alla furia violenta alla disperazione più totale. ciò che desidera rue per tutta la serie è l'annientamento, o almeno questo è quello che si racconta. il suo mondo è ristretto a pochi amici e al consumo di droga, ma questo non significa che non sia circondata da persone che le vogliono bene e che cercano costantemente di salvarla da sé stessa: in primis la madre, poi la migliore amica lexi e, infine, il grande amore - benché tormentato, e come non potrebbe esserlo? - jules.



in rue, pertanto, si vede in azione l'oscillazione tra bene e male che coinvolge tutti i personaggi della serie. ciascun personaggio si imbarca nel proprio percorso di scoperta della vita e di sé e si fa malissimo nel processo. sembra quasi che l'autodistruzione sia l'unico esito possibile per le vite dei ragazzi, ma questo non avviene, perché è sempre presente anche una spinta opposta, che li riporta al sicuro. questa spinta non è altro che un innato bisogno di innocenza, anch'esso presente nelle azioni in apparenza sconsiderate dei giovani. il personaggio più ingenuo, e uno di quelli che si fa più male in assoluto, è cassie. lei compare subito all'inizio della serie come ragazza "sporca" della colpa di aver diffuso sue immagini di nudo- trapelate, peraltro, per colpa dell'ex fidanzato. l'immagine che abbiamo di lei è ambivalente: da un lato, sembra confermare lo stereotipo di giovane superficiale e ossessionata dal sesso; dall'altro è una ragazzina con profondi daddy issues, che cerca conferma di sé stessa negli altri, soprattutto nei coetanei. il suo obiettivo dichiarato è quello di trovare il vero amore, scendendo a qualsiasi compromesso pur di ottenerlo, con il risultato di incontrare costantemente ragazzi che intendono approfittarsi di lei e abbandonarla dopo essersi vantati con gli amici della conquista. arriva persino a tradire la fiducia della sua migliore amica maddy, pur di continuare una relazione burrascosa (a quanto pare, culminata in un matrimonio nella terza stagione) con il suo ex a fasi alterne nate. lo ammetto, all'inizio detestavo cassie. poi mi ci sono vista sempre di più: mentirei se dicessi che non sono una people pleaser, che non ho costante bisogno delle conferme altrui per capire chi sono io, che da ragazzina non avrei fatto di tutto pur di trovare il vero amore che raccontano nei cartoni disney. cassie di fatto è una principessa disney, ma reale e spezzata.



pecorelle sperdute senza pastore

un altro pensiero ricorrente che ho avuto guardando la serie è stato quello di accostarla alla narrazione biblica. lo so, sembra assurdo detto da una persona atea, che ha fatto i sacramenti perché obbligata dalla famiglia semi-credente, ma questo ragionamento regge (fidatevi pls). innanzitutto, tutte le vicende estreme che vivono i personaggi adolescenti della serie sembrano il retelling della parabola del figliol prodigo: tanti ragazzi che si allontanano dalla infanzia più o meno serena che hanno vissuto, per dedicarsi ad abitudini abiette e incoscienti. è un po' il percorso che segue ogni essere umano, ma qui portato all'esagerazione, al limite. nella parabola biblica, alla fine il giovane che si è allontanato da casa, sperperando le ricchezze paterne nel gioco e nel bere, viene riaccolto con amore dal padre, immagine simbolica di dio. nella serie tv i ragazzi, in relazione a ciò che ho detto prima sulla tensione tra trasgressione e innocenza, sanno che devono tornare all'ovile per essere salvati. questo accade prima di tutto a rue, la cui madre è proprio come il padreterno: riaccoglie la figlia moltissime volte, anche quando la ragazza sembra irrecuperabile. l'amore materno, che è davvero divino in un certo senso, supera ogni eccesso, ogni dolore.



tuttavia, la parabola non funziona per tutti. a volte, casa propria è peggio che un covo di serpi. basti pensare al caso di nate: suo padre è un pedofilo infedele e menzognero, che si è costruito una vita di apparenze. nate lo odia in maniera viscerale e cerca di fare di tutto al contempo per assecondare la figura paterna e per discostarsene il più possibile. questi complessi sentimenti lo spingono a una rabbia incontrollata e a relazioni tossiche e fortemente interdipendenti. alla fine, come al termine di una quest eroica durata due stagioni- e per nate una vita intera-, egli sconfigge il padre, lo "uccide" in maniera edipica denunciandolo alle forze di polizia. se l'amore materno salva, quello paterno danna. di sicuro dalle vicende della serie emerge in maniera chiara una condanna alla cultura patriarcale e a come costringe anche i ragazzi molto giovani a performare in un modo che li porta all'annientamento.



oltre alla vicenda di nate, che mi pare paradigmatica, emerge un'altra considerazione importantissima: gli adulti non sono modelli per nessuno degli adolescenti della storia. anzi, sembrano dei pupazzi la cui autorità è nulla e la cui capacità di controllo delle vite dei figli è evanescente. nessuna figura genitoriale o di insegnante è in grado di guidare i ragazzi verso "la retta via", ma tutti sembrano guardarli da lontano, rievocando al più la propria lontana gioventù. la madre di rue fa uno sforzo enorme per cercare di comprendere i sentimenti della figlia, ma spesso fallisce. gli altri genitori- il padre criminale di nate, la mamma alcolizzata di cassie e lexi, la coppia assai disfunzionale di genitori di maddie, il padre ignaro, benché amorevole, di jules- sono delle macchiette che fanno da sfondo alle vicende umane dei loro figli e, in certi casi, sono proprio la causa dei loro comportamenti pericolosi. a questo proposito, la critica al patriarcato si somma alla critica verso tutta la generazione passata, che non è stata in grado di dare a quella nuova un modello educativo funzionale e sano. pertanto, i loro figli sono come pecorelle smarrite, tanto innocenti quanto colpevoli, ma non c'è nessun buon pastore in grado di riportarle al sicuro.



conclusioni (sommarie)

dato che non ho ancora potuto vedere, come nessuno, la terza stagione di euphoria, le conclusioni ai miei ragionamenti non possono che essere sommarie.

in primo luogo, la percezione che ho avuto dell'adolescenza dei ragazzi della serie è come di un'età instabile e pericolosa, se non si ha il sostegno strutturale per affrontarla. non somiglia per niente, per fortuna, all'adolescenza che ho vissuto io, eppure un po' mi sono rivista. a tutti capita di perdersi nel periodo compreso tra i 14 e i 19 anni; l'importante poi è ritrovarsi, cambiati ma ben indirizzati verso la vita adulta. da questo punto di vista, potremmo definire euphoria come una elaborata "cautionary tale", ossia una fiaba che mette in guardia da comportamenti dannosi.



tuttavia, la morale della favola non è lineare- quando mai la vita reale lo è?- anzi, prosegue per vie tortuose, in un difficile percorso di pentimento e peccato, peccato e pentimento. alla fine l'assoluzione non arriva (quasi) mai, ma la lezione impartita è sempre e in ogni caso dura e spesso senza ritorno. nelle scene più suggestive della serie si vedono amicizia e amore sincero, camerette confortevoli e animate dalle figure adolescenziali cui appartengono, feste e celebrazioni "rituali" dell'età adolescenziale; nelle scene più crude, quelle stesse scene diventano inquietanti: l'amicizia e l'amore possono sempre venire meno quando non te lo aspetti, gli ambienti chiusi della propria dimora, anche la propria camera, possono diventare un nido di sofferenza e isolamento, nelle occasioni di incontro tra coetanei sesso, droga, trasgressione di qualsiasi tipo imperversano. la tentazione è sempre dietro l'angolo e nessun ragazzo ha la forza morale di dire di no.



o quasi. l'ultimo baluardo di sanità mentale e di rigore morale è rappresentato da lexi. lei, in un ambiente pieno di pericoli, è in qualche modo riuscita a salvarsi da sola, anche perché la madre alcolizzata non ha mai fatto niente per aiutarla a emergere, anzi, spesso e volentieri l'ha messa a paragone con la sorella maggiore più attraente ed estroversa. alla fine della seconda stagione, il personaggio di lexi viene fuori in tutta la sua matura consistenza. la ragazza scrive una commedia drammatica sulla sua vita, mettendola in scena nell'auditorium della scuola, di fronte a tutte le reali persone che ne sono protagoniste. lo fa solo cambiando i nomi, ma è chiaro a chi si ispirino tutti i personaggi. le reazioni del pubblico sono miste: la madre è fiera di lei e ride a crepapelle, i più sono divertiti, cassie e nate sono così offesi dalla rappresentazione che il secondo tronca il rapporto, la prima ha un attacco di nervi. eppure, lexi esce per la prima volta come vincitrice nella vita: è quella che ha capito lo spettacolo dell'adolescenza e l'ha messo senza vergogna sotto gli occhi di tutti.



come noi spettatori guardiamo euphoria cercando una rappresentazione del reale, così lexi: siamo tutti come lei. abbiamo avuto adolescenze più o meno burrascose, ne siamo in qualche modo venuti fuori meglio o peggio di prima, ma tutti noi siamo alla ricerca di una rappresentazione veritiera della nostra realtà nella finzione drammatica.



Life imitates art far more than art imitates life

Oscar Wilde

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