medievalcore



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definizione

il medievalcore, conosciuto anche come rinascimento medievale (lo so, è un ossimoro) degli anni 2020, è una tendenza di moda e di design che reinterpreta elementi storici medievali tramite le lenti massimaliste della gioventù moderna. il trend ha iniziato a prendere piede nel 2024, per poi diventare un'importante influenza culturale nel corso del 2025.

non si tratta -chiaramente- di un revival storico accurato. anzi, l'accuratezza è il fattore meno importante di tale fenomeno. ciò che interessa a chi aderisce a questa estetica è il ricorso agli archetipi del fantasy medievale - il guerriero, la principessa, la strega - come forma di fuga dalla realtà e di empowerment. inoltre, il medievalcore è una reazione contraria al minimalismo e alla clean girl aesthetic, che è andata per la maggiore dal periodo della pandemia in poi.



romantico medioevo

i primi a riconsiderare il medioevo come un'epoca affascinante e misteriosa non siamo certo noi, bensì gli intellettuali di epoca romantica (fine XVIII secolo). dalla scoperta dell'america (o giù di lì) fino al termine del 1700, il medioevo era considerato un'età oscura, colma di ignoranza e superstizione: era letteralmente chiamato dark ages nei paesi anglosassoni. per questo gli storici chiamano il periodo subito successivo, in particolare nel territorio italiano, rinascimento, a indicare un periodo di splendore artistico e culturale dopo la tenebra calata sull'europa per un millennio. anche noi moderni fino a non molto tempo fa, prima della riscoperta del medioevo sotto una lente critica, eravamo vittime di questo pregiudizio:



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è molto difficile non essere condizionati nel proprio giudizio, quando vengono mostrate alcune prove artistiche o letterarie apparentemente inconfutabili. vuoi mettere l'aderenza naturalistica alla realtà di pittori come da vinci e botticelli, rispetto alla caotica e spesso comica rappresentazione dell'immaginario medievale? le epoche successive al medioevo, figlie di questo pregiudizio esteso a ogni ambito della realtà, non solamente quello artistico, disprezzeranno la cultura medievale, facendo in modo di conoscere la realtà in maniera diametralmente diversa. dove prima c'era la tenebra, piano piano si farà strada la luce della razionalità e dell'intelletto. da questo approccio conoscitivo sono nate le scienze moderne, le grandi esplorazioni geografiche e l'arte rinascimentale e neoclassica. tuttavia, lo sguardo alla realtà implacabilmente razionale ha oscurato ciò che di buono nel medioevo c'era: la nascita dello stato moderno e delle grandi religioni rivelate, la nascita della letteratura di molte nazioni (dante! chaucer!), uno sguardo alla realtà più superstizioso, certo, ma in un certo senso "magico". e non dimentichiamoci che molti degli stereotipi incollati al medioevo sono, in realtà, da attribuire alle epoche successive: la caccia alle streghe risale al 1500, le persone avevano un'igiene così scarsa che nel 1600 ci furono molte ondate di malattie infettive devastanti, gli assolutismi peggiori e più coercitivi sono esemplificati dalle monarchie del 1700. quindi, come si può vedere, il medioevo non si può leggere con una lente manichea: non è tutto nero, come il rinascimento e le epoche successive non sono tutte bianche (ideologia coloniale a parte, dannazione).



la percezione del medioevo come epoca di ignoranza e brutalità cambia nel corso dell'epoca romantica. il romanticismo è stato un movimento artistico e letterario da collocare tra XVIII e XIX secolo, così chiamato dalla parola inglese romantic, che al tempo non indicava qualcosa di connesso con l'amore (il passaggio di significato avverrà molto dopo), ma le atmosfere strane e inquietanti evocate dalle poesie e dai romanzi del periodo. il romanticismo è una risposta chiara dei giovani poeti e scrittori del tempo all'eccessiva razionalità dell'illuminismo, altra corrente di pensiero poco precedente, che ispirava al metodo scientifico ogni tentativo di conoscere la realtà e persino di fare letteratura e arte. la corrente romantica nasce in un periodo di forte stress politico e sociale: è l'epoca della rivoluzione francese, della nascita del movimento risorgimentale in italia, della rivoluzione industriale, della ricerca di una spiritualità individuale e sincera. i pensatori del tempo videro nel medioevo un polo di attrazione fortissimo, che li spinse a riscoprire un'epoca in cui leggevano il proprio sconforto e in cui ricercavano una chiave di lettura della società contemporanea. ecco perché in età romantica nacquero opere letterarie come ivanhoe di walter scott, le fiabe dei fratelli grimm, notre-dame de paris di victor hugo; opere artistiche come il bacio di francesco hayez, lamia di john william waterhouse, l'investitura di edmund blair leighton. l'atteggiamento di profondo fascino provato nei confronti del medioevo si chiama medievalismo ed è uno specchio di confronto interessante per valutare la moderna estetica del medievalcore. durante il romanticismo, oltre alla riscoperta storica tout court del medioevo, è nato anche un modo di trarre ispirazione dal periodo medievale che può essere inteso come un precursore delle moderne aesthetic. gli artisti e gli scrittori prendevano dal medioevo gli elementi che secondo la loro sensibilità erano più consoni ad esprimere la propria arte: cimiteri medievali abbandonati, dipinti di dame e cavalieri, storie di superstizione e magia. tutte cose che affascinano anche oggi e che, nel corso delle epoche, verranno riproposte ancora e ancora.



il revival medievale degli anni '60

l'epoca più vicina a noi che rilesse la propria realtà alla luce della cultura medievale furono gli anni sessanta. il decennio è caratterizzato dalla nascita e dalla diffusione di una controcultura antisistema che prende le forme più svariate: nacquero le culture beat e hippie, che ricercavano una forma di spiritualità alternativa alle religioni strutturate; sorsero (o meglio: insorsero) movimenti studenteschi e sociali che si opponevano alle istituzioni borghesi e alle guerre in corso, in particolare quella in vietnam; prese vita il pensiero femminista moderno, che ispirerà la manifestazione del sessantotto, che voleva, tra le altre cose, la liberazione femminile da secoli di sottomissione di genere.



nel clima caldissimo della rivoluzione culturale, il medioevo venne riletto, proprio come accaduto in epoca romantica, come un periodo in cui leggere il filigrana la modernità e cercare una sorta di fuga in un'epoca preindustriale, in cui la magia poteva ancora esistere e pervadere il mondo. il medievalismo anni 60 è chiamato, in senso politico, neomedievalismo: con questo termine si intende, in particolare, il desiderio per un decentramento politico rispetto allo stato nazione moderno, ricercando la frammentazione politica locale caratteristica del medioevo. ciò che mi interessa maggiormente, però, è l'applicazione dell'estetica medievale alla cultura popolare. nella moda, vengono riproposti elementi dell'abbigliamento medievale, adattato alla contemporaneità.



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si vedono, quindi, maniche a sbuffo su vestiti cortissimi (è l'epoca in cui nacque la minigonna), gioielli per corpo e capelli che richiamano le nobildonne dell'anno mille, orli di vestiti che richiamano le forme architettoniche delle mura dei castelli, sandali e stivali da servo della gleba. questa varietà di esperienze nella moda è riflessa ancora di più nella riscoperta del sound medievaleggiante di molti artisti anglosassoni e non solo. in olanda sorse un collettivo artistico chiamato the fool, in onore della carta dei tarocchi che rappresentava il "matto" giullare medievale. la loro estetica si richiama chiaramente a quella dell'immaginario medievale nella cultura di massa:



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nella copertina del loro album omonimo sono fotografati in abiti di ispirazione medievale molto colorati e sgargianti, con le tipiche calzamaglie del tempo. anche gli strumenti musicali che reggono in mano non sono chitarre o tastiere moderne, ma cornamuse e tamburelli, reperibili anche prima della scoperta delle americhe.

in italia un'esplorazione interessante del medioevo in musica si è avuta con frabrizio de' andré, storico cantautore, che si presentava al pubblico come un moderno trovatore. tra le sue prime composizioni compaiono delle ballate (del miché, dell'eroe), tipiche composizioni medievali, che - come lascia intendere la parola - erano suonate durante feste e balli popolari, e, più tardi, testi in lingua dialettale genovese, come _crêuza de mä_ (la riscoperta dei dialetti e delle origini delle lingue nazionali è un altro dei campi di studio del medievismo).



> Era partito per fare la guerra

> Per dare il suo aiuto alla sua terra

> Gli avevano dato le mostrine e le stelle

> E il consiglio di vendere cara la pelle

> E quando gli dissero di andare avanti

> Troppo lontano si spinse a cercare la verità

> Ora che è morto la patria si gloria

> D'un altro eroe alla memoria



in questo estratto della ballata dell'eroe, de andré riprende la tematica antibellica e antimilitarista, rileggendola in chiave folklorica, tant'è che l'eroe di cui parla pare non un soldato del XX secolo, ma un cavaliere o un crociato. l'autore stesso denuncia di essersi rifatto alla lirica provenzale sia medievale (francois villon) sia romantica (charles baudelaire).

de andré non è l'unico cantautore degli anni 60 a trarre ispirazione dal medioevo per la sua musica: in ambiente anglosassone abbiamo autori come bob dylan, la cui a hard rain's gonna fall è ispirata alla ballata del medioevo scozzese lord randall, e il duo simon & garfunkel, che scrissero scarborough fair con un chiaro intento di imitare cantori dell'età di mezzo.



la magia del medioevo passò anche nel cinema, che negli anni 60 vede degli anni di assoluto splendore, soprattutto in italia. in realtà, il fascino per quest'epoca va ricercato addirittura agli albori del cinema: uno dei primi film mai realizzato fu giovanna d'arco (1900), che ispirerà una lunga serie di pellicole, realizzate in gran parte in francia, di cui è l'eroina nazionale. i film a tema medievale spesso uniscono il dato storico all'elemento estetico romantico, cosicché il prodotto finale è fortemente idealizzato. ne sono esempi film come: camelot (1967), la spada nella roccia (1963), l'armata brancaleone (1969). in seguito, il fascino per il medioevo conoscerà un cambiamento significativo in direzione di tematiche più crude, oscure e realistiche.



le ren faires

il campo di applicazione più interessante dell'estetica medievale, sempre negli anni 60, è stato quello delle ren faires, ossia le fiere ispirate all'english renaissance. i creatori di questa tipologia di evento, tuttora organizzato in varie parti del mondo, sono stati i coniugi phyllis e ron patterson. phyllis era un'insegnante di letteratura inglese e di teatro di santa fe (california) e creò il concetto di fiera medievale per rendere più interessanti e attive le sue lezioni. la prima del genere fu organizzata nel 1963 nel suo giardino domestico e riscosse un discreto successo come metodologia di insegnamento. nel maggio dello stesso anno lei e il marito fecero le cose più in grande, preparando la renaissance pleasure faire, un evento finanziato dalla stazione radio kpfk, che raccolse 8mila partecipanti. finito nella lista nera dei comunisti e rimasto senza lavoro, ron fu costretto, assieme alla moglie, a rendere la fiera un'attività a tempo pieno, che con il passare degli anni divenne sempre più sofisticata.



l'ambientazione era fatta in modo da dare l'impressione di trovarsi in una strada di mercato medievale, con bancarelle e attività commerciali ispirate a quelle medievali. oltre alla possibilità di comprare merce artigianale e locale, la fiera dava la possibilità di mangiare cibo "storico", di ascoltare musica folk, di assistere a spettacoli di commedia dell'arte (una delle grandi passioni di phyllis) e di simulazione delle giostre medievali o di duelli tra cavalieri. venivano impiegati anche attori e gruppi musicali apposta per l'occasione, per fare sì che l'evento fosse il più immersivo possibile. ma la fiera non era solo questo.



come ha affermato ron patterson in un'intervista per il los angeles times del 1992:



What we try to do is not just give people another diversion and another place to spend their money, but to give them a chance to broaden their perspective about other times and places. We try to bring history to life so that people can actually participate in it and learn something at the same time.



l'essenza della fiera, quindi, non è solo quella di scappare dalla realtà, caotica e talora opprimente, dei pieni anni 60 (e oltre), ma portare la storia alle persone e offrirla come la possibilità di imparare il più possibile in un'ambientazione realistica. certo, il fattore dell'escapismo conta molto ed è uno dei tratti dominanti del medievalismo moderno, anche di quello contemporaneo di cui parlerò più avanti. tuttavia, non è l'unica componente: il passato di insegnante di phyllis è rimasto impresso nella fiera di santa fe, che anche oggi si offre come luogo per divertirsi e conoscere in maniera anticonformista.



un'ultima, fondamentale caratteristica delle prime ren faires, rimasta anche nelle edizioni successive fino ai nostri giorni è stato l'accettazione incondizionata del diverso, dello strano, del particolare. chiunque poteva andare a una ren faire vestito da paggetto o da lady in distress e sarebbe stato accettato senza compromessi in un ambiente aperto e accogliente. si potrebbe anche dire che le ren faires sono state i primi raduni di persone in cosplay, comunità unite da una passione comune, benché in questo caso non per un videogioco o per un anime, ma per un'epoca storica.



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il signore degli anelli e la controcultura degli anni 60

un posto speciale in questo contesto storico e culturale lo trova la trilogia del signore degli anelli, pubblicata per la prima volta da tolkien a cavallo tra il 1954 e il 1955. i volumi del libro, a circa un decennio dalla sua uscita, erano molto diffusi in edizione economica soprattutto tra gli universitari, i principali promotori della rivoluzione controculturale allora in pieno svolgimento. ma perché il libro suscitava un fascino così irresistibile e perché non negli anni precedenti, quelli subito successivi alla pubblicazione?



una possibile risposta può essere data analizzando il messaggio del libro e il contenuto della narrazione. semplificando al massimo: un piccolo hobbit, una delle creature più insignificanti del mondo fantastico della terra di mezzo, si trova implicato in un hero's journey per distruggere un anello dal potere incommensurabile prima che esso porti rovina e distruzione per opera di chi maggiormente lo desidera: il perfido sauron. lo so, è una semplificazione imbarazzante, ma ciò che ci interessa qui sono le briciole di significato che si possono raccogliere.



in primis, il protagonista è letteralmente un signor nessuno, un giovane (per un hobbit comunque; per noi sarebbe un uomo di mezza età inoltrata) senza niente di speciale. eppure, nonostante la sua apparente debolezza, a lui è affidato uno degli strumenti di potere più devastanti mai creati e sarà l'unico in grado di padroneggiarlo senza esserne distrutto a sua volta, grazie all'aiuto della compagnia di amici che lo accompagna durante il viaggio. il focus su un personaggio inerme che diventa un eroe è importantissimo e si colloca in un'epoca in cui i giovani hanno bisogno di sentirsi forti in un mondo in rapido cambiamento, dominato da nemici che sembrano implacabili. la terra di mezzo è, allo stesso tempo, lo specchio della realtà e il suo opposto. ne è il riflesso perché, come la terra di mezzo è soggetta a una strenua lotta di sopravvivenza contro il male, così anche la realtà del mondo degli anni 60 è solcata da conflitti internazionali, che minano l'ordine del mondo e della pace successiva alla seconda guerra mondiale (in particolare, la guerra fredda nelle sue varie declinazioni, dalla crisi dei missili a cuba all'invasione del vietnam). il signore degli anelli, in questo senso, diventa simbolo del tentativo di instaurare un ordine mondiale pacifico, basato su una regolata convivenza e sul soffocamento del terribile desiderio di potere e di prevaricazione, il vero nemico da abbattere: sauron è sia l'america sia la russia. mossi da questo spirito antibellico, i giovani iniziano a indossare spillette con su scritto "go go gandalf" e a scrivere cartelloni da mostrare alle marce per la pace, che inneggiano al coraggio di frodo di ribellarsi al male ("frodo lives").



un altro aspetto, contrario a quello appena esposto, che rende il signore degli anelli così appetibile, è l'escapismo. la terra di mezzo è stata minacciata dal male, ma, prima di esserlo, soprattutto per quanto riguarda la contea degli hobbit, è un luogo ameno di pace e serenità, di una vita semplice e tranquilla, che pare la perfetta corrispondenza di quella desiderata dai giovani hippie. la società rappresentata nei libri è chiaramente antecedente alla rivoluzione industriale: i popoli prosperano grazie ad attività agricole e artigianali, non esistono mezzi di locomozione e la tecnologia è ferma ai cosiddetti "secoli bui" delle ere umane. quindi, usare il signore degli anelli come bandiera antibellica voleva dire sia lottare per la pace sia proiettarsi in una realtà fatta di feste, seconde colazioni e sinceri rapporti umani, in una sorte di medioevo perenne e idealizzato. questa aspirazione, quindi, non si rivolge solo contro le guerre, ma anche contro la fiorente società capitalistica, che negli anni 50, con il boom economico, era esplosa, con tutti i suoi vantaggi e aspetti deteriori.



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medioevo, medievalcore e fantasy

la riflessione sul signore degli anelli conduce a riconsiderare tutta la letteratura fantasy successiva secondo la medesima lettura. e non solo la letteratura: il mondo contemporaneo non è attraversato dai medesimi conflitti che erano presenti negli anni 60, ma ciò non significa che gli anni 20 del XXI secolo siano meno problematici, anzi.



MEDIEVALCORE NELLA MODA

un primo punto per capire perché il medioevo, anche solo nella sua estetica semplificata, esercita una tale attrazione ancora adesso, è il concetto di resistenza. non si tratta più, però di una resistenza combattuta con marce antibelliche (in molti casi), ma con il proprio corpo e il proprio vissuto.

nell'ambito della moda, per esempio, l'adesione al medievalcore o, in modo ancora più estremo, allo weirdivalcore, è l'ultima risposta all'estetica della clean girl che ha preso piede all'inizio degli anni 20. contro al minimalismo forzato e alla skincare da 20.000 passaggi, è avanzata la volontà di trascendere le norme sociali imposte dal consumismo e aderire a una filosofia estetica massimalista e fuori dal comune. per capire come sia diventato un -core, ossia uno delle numerose aesthetics moderne, bisogna fare un passo indietro e analizzare l'obsolescenza del "ciclo ventennale della moda". fino a poco più di un decennio fa, i trend erano soggetti a un ciclo naturale, che portava una nuova moda a sviluppare le cinque fasi della sua "vita" (introduzione, ascesa, picco, declino, dimenticanza) nell'arco di un ventennio. dall'inizio del XXI secolo questo ciclo è diventato sempre più breve: le mode sono passate dalla durata di 20 anni a quella di 10 a quella di 5. la situazione post-pandemica ha reso il ciclo della moda ancora più problematico, perché grazie all'espansione dei social, soprattutto tiktok, sono esplosi i cosiddetti "microtrend", ossia cicli di mode brevissimi, della durata di sei mesi, massimo un anno. inoltre, un fattore che complica il quadro è la compresenza di più trend allo stesso tempo, cosicché pare che ogni tipologia di stile sia disponibile. in effetti, è così, dal momento che i microtrend traggono spunto da ogni nicchia della cultura popolare. tuttavia, tali spunti rimangono drammaticamente scollati dal loro contesto originario, quindi dal loro significato: nel 2015 le ragazzine indossavano le magliette dei nirvana senza conoscere la band, solo perché tumblr aveva decretato un revival del grunge; nel 2025 la generazione successiva ha aderito all'estetica bimbocore, catholic chic o y2k senza avere alcuna nozione del momento storico dalle quali queste attingono: semplicemente tiktok ha detto che ci si veste così.



se dovessimo cercare il grande cattivo, la causa scatenante di quanto sta accadendo adesso, non dovremmo faticare molto: come sempre, è il capitalismo. il fast fashion ha accelerato e incoraggiato lo sviluppo dei microtrend, in modo da imbastire gli armadi delle giovani donne (bersaglio privilegiato, anche se neanche i giovani uomini sono al sicuro) di nuovi capi d'abbigliamento e di accessori a ogni cambio di stagione. prima della diffusione dei microtrend, le case di moda producevano una, al massimo due, collezioni all'anno. adesso è diventato necessario produrre incessantemente, senza riguardo per il devastante effetto sull'ambiente, di cui pure siamo consapevoli e colpevoli. non appena qualcosa viene dichiarato trendy su tiktok, compare nella sezione dello shop annessa da un annetto al social.



in questo contesto, che spazio trova il medievalcore? alla fine del 2024 un'analisi di mercato svolta da pinterest business aveva individuato come trend predittivo il medievalcore, che riportava una crescita del 110% nelle ricerche sulla piattaforma. la predizione non era sbagliata, ma in qualche modo ha seguito una strada diversa rispetto agli altri microtrend. siamo all'inizio del 2026 e ancora questa moda non è sfumata, anzi sta diventando sempre più ricercata e sta sviluppando ulteriori nicchie di seguaci. secondo alcuni critici della moda, questo è accaduto proprio in risposta ai cicli volatili ed evanescenti che dal 2020 continuano a infestare le bacheche dei social network. molte persone sentono la necessità di ancorare il proprio modo di vestire - quindi, la propria espressione personale - a una moda che non passa come le altre e che è espandibile all'infinito. un articolo dell'NSSG magazine ha affermato: "the more niche the better". come conseguenza, il medievalcore si è declinato nelle tendenze weirdivalcore, che rendono lo stile medievaleggiante ancora più ricercato, più strano e - cosa più importante - più personalizzato.



il medievalcore ha ricevuto una spinta considerevole a partire dal 2024, quando la popstar chapelle roan (btw splendido nome medievaleggiante) si è esibita in armatura completa, seguita da cavalieri ballerini, archi e frecce.

la reference che chapelle roan ha seguito è stata - tu guarda - giovanna d'arco, che già aveva inspirato la filmografia del secolo precedente. la prima, in realtà, ad aver citato l'eroina francese con un capo di vestiario è stata - a onor del vero - zendaya in occasione del met gala del 2018, quando si presentò con un caschetto cortissimo molto evocativo e con un vestito-armatura.





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un articolo di vanity fair dello scorso gennaio aveva collegato in maniera molto interessante il medievalcore (o castlecore, altra sua declinazione) alla tendenza delulu, come "fuga ludica e visionaria dall’angoscia delle diseguaglianze e dall’emergenza climatica del mondo in cui viviamo che molti marchi e _celebrità_ hanno già abbracciato." in pratica, lo stile medievaleggiante si presta come strumento di evasione da una realtà sempre più angosciante, come se fosse una contea degli hobbit sempre disponibile all'uso: basta aprire l'armadio e sbizzarrirsi con gonne lunghe e collane di maglia metallica.



fosse così facile.



(TECNO)FEUDALESIMO, RE BERLUSCONI E LE STREGHE DI ETSY

puo' apparire un paradosso, ma il progresso teconologico, più avanza e più ci sprofonda nell'incompresibile. per anni la silicon valley si è eretta a dittatore supremo della logica, della razionalità e del progresso. tuttavia, questo progesso sta velocemente sfuggendo di mano ai suoi creatori, come una sorta di novello frankenstein (film, non a caso, uscito nel 2025 e prodotto da guillermo del toro), persone affascinate dal tecno-occulto, tra le quali sta prendendo piede un linguaggio esoterico per riferirsi all'intelligenza artificiale. il vocabolario stesso con cui ci riferiamo all'ai è lo stesso con cui i medievali si riferivano ad angeli e demoni; lo stesso elon musk, parlando dello sviluppo dell'ai, ha affermato: "stiamo evocando il demone". è evidente che l'irrazionalità non è scomparsa affatto: si è solo trasformata, seguendo i corsi e i ricorsi della storia umana. quando intrattengono una conversazione con chatgpt, molte persone la trattano come se fosse un nume superiore, se non un oracolo, che può definire le loro azioni future. affidarsi al fato, anche in forma di processori informatici, non è nulla di diverso da quello che facevano i superstiziosi uomini medievali. inoltre, è significativo che per riferirsi al monopolio di poche grandi compagnie su tutto il mercato tecnologico e informatico, si usi il termine tecnofeudalesimo: amazon, google, meta sono i signori feudali che ci prestano i loro servizi, mentre noi, i servi della gleba, li foraggiamo concedendo le nostre identità digitali e le nostre informazioni personali a guisa di tributi. è un'evoluzione in cui il potere non deriva più dalla terra, ma dal controllo delle reti e dei dati, creando una forma di dipendenza simile al vassallaggio, dove la rendita (estrazione di valore dai dati) sostituisce il profitto capitalista classico.



anche in politica stiamo assistendo a un cambiamento significativo nella gestione delle strutture del potere, che in realtà è stato anticipato da anni da qualche politico lungimirante. negli anni 90 il governo italiano è stato gestito da silvio berlusconi, rieletto per ben tre volte fino alla sua decadenza per scandalo $essuale. la sua è una figura controversa, ma gli va il merito di aver concepito una struttura di potere che è più simile a quella di un re medievale, che a quella di un politico del XXI secolo. quando inventò la mediaset, introdusse nella tv italiana una serie di simboli molto eloquenti, come troni, corone e vallette: simboli che, svuotati del loro significato politico, sono diventati emblematici dei programmi di punta delle sue reti televisive. lui stesso, in campo propriamente politico, faceva fatica a comprendere i meccanismi della democrazia; o meglio: li ignorava. per lui il parlamento era un organo superfluo, tant'è che una volta propose di votare "per capigruppo", bypassando circa 600 votanti seduti nella camera. per giunta, non tollerava la presenza di un moderatore durante le discussioni, qualcuno che fosse al di sopra di lui e potesse all'occorrenza farlo tacere. per non parlare della schiera di avvocati che redigettero una serie di leges ad personam appositamente per lui e per i suoi accoliti; delle sue ville principesche in cui lo sfarzo e la trasgressione erano la regola. sopratutto: il fatto che la sua personalità politica era il suo punto di forza, e non il suo programma. diciamolo apertamente: a parte la patente a punti, berlusconi non ha fatto niente di concreto, se non lasciarci la sua immagine indelebile: quella di un monarca mancato, che si ispirava, purtroppo, alle figure dei tanti dittatori del secolo precedente, o forse piuttosto ai re del medioevo. questa concezione assolutistica del potere si sta facendo strada negli stati di tutto il mondo, dove la destra fa da padrona (la maggioranza) e dove si sta affermando la volontà di lasciar premanere un singolo uomo a capo dello stato, nella convinzione che la sua gestione autocratica possa essere migliore di quella democratica. tutte illusioni, ma questo non sta fermando i trump e i putin del mondo nell'affermare la propria visione monarchica della politica. non stiamo più parlando del presidente degli usa, ma dell'imperatore.



finora ho parlato delle big tech e della grande politica, ma il ritorno alle consuetudini medievali riguarda anche noi nel nostro piccolo. mi riferisco, in particolare, alla crescita esponenziale dei profitti ricavati da attività stregonesche, se così si possono chiamare. basti pensare a quante persone, per salutare l'anno domini 2026, hanno letto il proprio oroscopo (qui in italia, in particolare, quello scritto da paolo fox). la superstizione e le credenze nell'occulto sono in ampia crescita, soprattutto tra le nuove generazioni. tiktok è pieno di video di ragazze e ragazzi giovanissimi che ricorrono alle etsy witches per maledire i propri ex, farsi fare una lettura dei tarocchi o semplicemente avere rassicurazioni sul proprio futuro. in un'epoca in cui niente sembra sicuro, come era nel medioevo, ricompare la magia. anzi, stiamo assistendo a un ritorno alle religioni pagane, come la wiccan, che offrono serenità alle giovani generazioni, grazie alle pratiche di incantesimi, rituali e preghiere, che si sostituiscono in tutto e per tutto alle religioni rivelate. l'ateismo non basta più: il bisogno di un rinnovo spirituale è potente e onnipresente. di pari passo a questo bisogno vi sono l'attenzione al proprio benessere psicologico, che un consulto con una strega o la performance di un rito con cristalli e filtri pare aiutare, e la necessità di riconnettersi con una natura ancora non contaminata dalle pratiche capitalistiche.



L'ETERNO RITORNO DEL MEDIEVAL FANTASY

to sum up: abbiamo stress politico, pressioni sociali critiche, necessità di spiritualità in mezzo alla materia, crescita incontrollata di una tecnologia progressivamente sempre più lontana da noi. come in ogni epoca storica, la letteratura riflette in maniera sintomatica tutte queste tendenze, per farci sentire nuovamente... umani.

pertanto, come nel caso del signore degli anelli, assistiamo a una duplice funzione narrativa del fantasy medievale. la prima è di sicuro la funzione escapista: quando il mondo sta per finire, non c'è niente di meglio che scappare in un libro che racconta di un'epoca in cui queste brutte cose non accadevano, anzi, c'era ancora spazio per amore, coraggio e magia. tuttavia, sarebbe troppo semplicistico dire che la letteratura fantasy ha solo questo scopo. dobbiamo pensare all'escapismo come uno strumento, non un fine. senza di esso negli anni 60 non sarebbero nate le proteste antibelliche e le ren faires: prima di abbattere uno status quo insoddisfacente e pericoloso, bisogna immaginarne uno nuovo, in cui sarebbe piacevole vivere. quel luogo utopico è, per l'appunto, l'ambientazione fantastica, che nella stragrande maggioranza allo stato attuale è connotata in senso medievaleggiante.



ci sono moltissimi libri che immaginano mondi possibili e ci spingono a chiederci: come sarebbe vivere così? c'è la trilogia della quinta stagione, che all'apparenza potrebbe sembrare un fantasy escapista e basta, ma che invece contiene una critica contro la discriminazione e lo sfruttamento della natura sullo sfondo di un'ambientazione epica. c'è babel, che dietro la trama nasconde una pervasiva condanna del colonialismo in tutte le sue forme. ci sono praticamente tutti i libri di tj klune, autore che ha molto a cuore gli aspetti sociali della queerness e ne parla in maniera distesa attraverso le sue storie fantastiche. un trend in particolare è piuttosto evidente negli ultimi anni: quello dei cozy fantasy, ossia narrazioni fantastiche a sfondo medievale, che però non hanno al centro delle quest epiche o dei temi politicamente schierati, bensì storie che fungono da coccola per la mente e la allontanano dai problemi presenti. quest'ultima tendenza è in opposizione con il grim dark fantasy di una decina di anni fa, tipico di saghe come il trono di spade o the witcher. le persone leggono questo genere di narrativa per cercare conforto, non per avere ancora più pensieri negativi!



eppure, lungi dall'essere confinati agli scaffali delle camerette di adolescenti e giovani adulti, alcune tra le saghe fantasy più apprezzate dai fan sono diventate simboli di resistenza politica, proprio come lo era il signore degli anelli negli anni 60. su tiktok il suono dell'hanging tree di hunger games viene usato per clip che mettono a confronto il mondo dei miliardari di hollywood (capitol city) con i milioni di persone nel mondo che patiscono la fame e sopportano le guerre. alcuni fandom, come quello ben nutrito di harry potter, hanno creato una vera e propria alleanza, fandom forward, e guidano campagne per l'uguaglianza sociale, i diritti civili e il commercio equo e solidale, trasformando l'ammirazione per un eroe (es. hermione granger) in un modello di comportamento etico nel mondo reale (nonostante le credenze private dell'autrice della saga, da cui ormai la maggior parte dei fan si dissocia). tutto ciò altro non è che la riproposizione in chiave moderna della controcultura degli anni 60, per almeno tre motivi:

- chi aderisce alla sottocultura del medieval fantasy lo fa con la coscienza di volersi separare dalla massa omologata dei consumatori di massa;

- dai lettori viene quella che è chiamata prosumption, cioè non consumo passivo del prodotto testuale, ma una sua reinterpretazione attiva, che induce a riflettere sui propri valori ed eventualmente a scendere in piazza per rivendicarli;

- in genere, le piattaforme di discussione dei topic delle community avviene su piattaforme decentralizzate rispetto a quelle più note, come discord e substack, dal momento che i fan ricercano un'oasi digitale in cui potersi sentire protetti e al contempo ascoltati.



IL LATO OSCURO DEL MEDIEVALCORE

rispetto alla controcultura, però, c'è un aspetto problematico nell'uso dell'estetica medievaleggiante in epoca moderna. infatti, le metafore storiche e i paralleli con l'età di mezzo non sono usati solo dalle comunità di lettori, come forma di escapismo o di rivendicazioni sociali, ma anche da movimenti pericolosi di estrema destra.

in particolare, il crusadecore, ossia l'estetica derivata dall'immaginario delle crociate, gli storici combattimenti in nome della fede (aka sterminio di innocenti in terra santa, ricorda qualcosa?), è usato da sottoculture molto conservatrici. anche homeland security (ehm ice) si è accorta del potere di questo immaginario, soprattutto sui giovani, e lo usa per incitare alla violenza nel mondo reale.

un'altra sottocultura che ha usato in passato simboli medievali per riportare in auge un'ideologia estremista è stata, in italia, la corrente neofascista nel periodo del dopoguerra (e fino agli anni 70). tuttora, benché non sia destra estrema, la lega nord usa nel suo nome stesso la rievocazione di un mitico passato in cui le città italiane del nord erano alleate contro un nemico comune: anticamente, l'imperatore federico barbarossa, contro il quale la lega venne creata in origne; attualmente, chiunque venga identificato come nemico, dai terroni del sud (negli anni 90) agli immigrati (adesso).



per fortuna, il lato oscuro del medioevo, che si condensa nell'estetica della violenza, è usato in minima parte dalla destra, che preferisce, almeno per quanto riguarda l'europa, rifarsi ai miti di roma classica. l'ideale della battaglia tra tra schieramenti di cavalieri è stata usata anche dalla parte più liberale della società per manifestare le proprie ansie e i propri timori. per esempio, perché mai una donna dovrebbe farsi un taglio di capelli stile giovanna d'arco, se non sapesse che è un repellente per uomini naturale? il medievalcore, e ancora di più lo weirdcore, sono sottoculture opposte a quelle della clean girl e della tradwife, tanto care alla parte più conservatrice della

popolazione.



dalla parte alt della società, il black metal ha attinto moltissimo dall'immaginario bellico medievale, tra grida di guerra e metafore storiche che si richiamano a un'epoca di brutalità e misticismo. eppure, anche qui il terreno è piuttosto insidioso e non è facile orientarsi all'ascolto delle band che lo praticano. da un lato abbiamo band come ahorlac e vehemence, che si concentrano sulla storia locale (come quella dell'occitania o della cavalleria francese) per esaltare un passato considerato più puro e glorioso rispetto alla società contemporanea, ma anche una frangia estrema e controversa (come i primi lavori dei peste noire), che fonde l'estetica medievale con ideologie suprematiste o neofasciste, vedendo nel medioevo un'epoca di gerarchia e "purezza" razziale. dall'altro, ci sono band che vogliono solo ispirare suggestioni medievaleggianti, come i romanzi escapisti cozy fantasy visti prima, come obsequiae e hulder, oppure altri gruppi politicamente schierati, appartenenti al RABM (red and anarchist black metal), che mira a "strappare" l'estetica medievale dalle mani dei movimenti reazionari, promuovendo un black metal che critica il potere costituito. insomma, è complicato. l'importante è essere consapevoli di quello che si legge e si ascolta. in ogni caso, gli artisti sono spesso i primi a chiarire le proprie posizioni in uno scenario sempre più polarizzato.



*viviamo in un nuovo medioevo?*

fatta questa lunga disamina di movimenti culturali, sociali e politici, che dal medioevo traggono molti elementi, cosa ci dice il medievalcore del nostro presente?

in sintesi, la società attuale usa il medioevo, e la sua estetica che da qualche anno ha ottenuto molta visibilità, per comunicare un disagio profondo e la voglia di opporvisi trovando ristoro e conforto in una società passata ideale, più semplice e percepita come lontana dai drammi del presente (guerra, crisi ecologica, crescita esponenziale della tecnologia).

la tendenza escapista, però, si sconta con l'uso politico del core medievale, per opporsi a ideologie considerate opprimenti o pericolose per il benessere proprio e del proprio paese (da una parte o dall'altra dello spettro politico...). quest'ultima tendenza porta a riflettere sui numerosi parallelismi tra la nostra realtà e quella del medioevo: simbolismo e stranezza accompagnano una crescita tecnologica che spaventa e ci induce a ricercarne una spiegazione metafisica, magica; le guerre tra nazioni moderne dividono le persone in schieramenti di combattenti guidati da un monarca, che talora brandisce un potere assoluto; il caos e l'ansia sociale si trasformano in storie e narrazioni, a cui noi facciamo riferimento nel modo in cui parliamo, nella musica che ascoltiamo, nei libri che leggiamo.



se avessimo chiesto a qualcuno vissuto una trentina di anni fa come si immaginasse il futuro, probabilmente ci avrebbe risposto che la civiltà sarebbe apparsa simile a quella di terminator: iperfuturistica, asettica, dominata dalla tecnologia. ma se lo doveste chiedere a una persona del 2026, le risposte potrebbero essere molto più cupe e attingere all'immaginario medievale. il modo in cui ci stiamo immaginando il futuro è una specie di neomedievalismo digitale; e chissà se prima o poi gli storici useranno questa definizione per parlare della nostra epoca. come possiamo essere ottimisti e credere nel progresso, quando la terra sta bruciando e gli esseri umani si stanno distruggendo? è più confortante pensare di poter tornare indietro, che proseguire verso una strada ignota e pericolosa. certo, il medioevo era pericoloso, ma l'uomo almeno ne è uscito indenne. e con stile, cavolo.